Facciamo un esempio.
Se lo shopping fosse la merenda, e noi fossimo i bambini che vogliono far merenda, ci sono due strade: o il “sacro” rituale del pane e marmellata, o la rapida merendina confezionata, consumata magari davanti alla tv.

Pane e marmellata è l’incontro “umano” tra noi e il negoziante o artigiano, che (se fa bene il suo lavoro) ci ascolta e ci consiglia. La merendina invece è lo shopping online, quello rapido, facile, economico. Quello dove non sappiamo e non ci importa chi vende, perché vogliamo solo un prodotto al prezzo più basso nel minor tempo possibile.

Certo, come resistere alla merendina? Se andiamo tutti sempre più veloci, dobbiamo ottimizzare e risparmiare tempo e denaro, ma….

Siamo sicuri che non c’è un’altra strada? Un altro modo per gestirla? Per viverla?
Siamo su una strada già segnata, obbligata, o possiamo ancora fare qualcosa per riportare il discorso a un livello più umano?
Come possiamo riportare al centro di tutto il “noi” (we, in inglese) come comunità, come tipicità, come momento di incontro e di conoscenza tra persone, conservando al tempo stesso gli innegabili vantaggi del commercio elettronico (e-commerce, in inglese)?

È anche da queste domande che nasce Zion.
È da qui che nasce il we-commerce.

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