Tra il 1501 e il 1503, in occasione del matrimonio tra Ludovico (figlio di Andrea Galeazzi, gonfaloniere nel 1497, e nipote di Gabriele, gonfaloniere di Fano nel 1486 poi vescovo di Urbino) e la pesarese Margherita Samperoli (la cui famiglia era imparentata con gli Sforza), i Gabrielli commissionarono un pavimento sfarzoso completamente rivestito da circa 1600 mattonelle dalle dimensioni di 15,5 cm per lato e dello spessore di 3,5 cm e molto probabilmente le nozze furono celebrate proprio in questa chiesa.   

Le formelle in ceramica invetriata erano caratterizzate dall’uso prevalente dell’azzurro (silicato di cobalto noto come zaffera) e decorate con allegorie relative all’unione coniugale e alla serenità domestica.
Si ipotizza che siano state almeno due le botteghe di maiolicari pesaresi a ideare l’intero pavimento fornendo disegni e spolveri, avvalendosi successivamente di maestranze locali forse anche per una creazione in loco: all’epoca figuli e vasai operavano numerosi in questo quartiere, come testimoniato dal toponimo via del Vasaro (ora via Tomassini) e via delle Coppelle (“tegole”, ora via Speranza).

Curiosità: sempre tra il 1501 e il 1503 a Fano, proprio sotto la protezione del Borgia, arrivò da Venezia Gershom ben Mosheh noto come Gerolamo Soncino, che nella città della Fortuna avviò la famosa tipografia omonima. 

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