Dopo la prima soppressione napoleonica nel 1800 e la seconda nel 1862, la chiesetta fu venduta a Giovanni Adanti con asta pubblica il 10/11/1886, poi fu riacquistata dalla Chiesa nel 1942, ma ormai era un rudere e il Consiglio diocesano “a malincuore” dovette acconsentire alle richiesta del podestà di Fano di procedere con la riqualificazione dell’intera area.

I soldi della vendita dei pochi arredi superstiti non bastarono neppure a coprire le spese di demolizione, che si limitarono al solo edificio religioso poiché, nonostante il quartiere fosse fra i più poveri e malsani della città, le abitazioni non furono toccate.

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